Come funziona il metodo Stamina

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Come funziona il metodo Stamina (descrizione semplificata e a fini divulgativi a cura di Movimento Pro Stamina. Data di aggiornamento 18/08/2013).


La terapia Stamina prevede variazioni prevalentemente per le aree applicative nelle singole patologie, generalmente tutte ambulatoriali. Possiamo descrivere un percorso tipico dell’applicazione nelle malattie neurodegenerative così:

  1. carotaggio osseo: Il carotaggio osseo si effettua in sala operatoria producendo una piccola incisione a livello della cresta iliaca del paziente. Con un apposito carotatore si estrae un piccolo cilindro di osso (diametro circa 0,5 cm). Il prelievo avviene in anestesia totale leggera (senza intubazione del paziente). Il carotaggio in genere si effettua il mattino e la sera il donatore viene dimesso. Si effettua una visita di controllo della sutura (circa 3 o 4 punti) dopo circa 3 giorni dall’intervento. Tale visita può essere effettuata anche dal proprio medico di famiglia qualora il donatore provenga da fuori regione.  Prima del prelievo è richiesta una analisi DAT delle principali infezioni virali (HIV, epatite B e C, Sifilide…) e visita anestesiologica.
  2. Lavorazione cellulare: le cellule vengono coltivate per 21/30 gg in ambiente sterile (ovvero in un laboratorio per centro trapianti in classe D con area di pre ingresso, dotato di incubatori CO2, cappa flusso laminare, centrifuga, microscopio con camera, bagno termostatico). Per la conservazione è necessaria una sala di criopreservazione con contenitore utilizzabile in vapori di azoto e relativo software di gestione. Per le valutazioni del prodotto cellulare è necessario un citofluorimetro (5/7 laser), un PCR real time. È inoltre necessario avere le piastre per la valutazione della telomerasi. È, inoltre, necessario il supporto di un laboratorio analisi di microbiologia per le valutazioni di contaminazione batteriche e micotiche. La metodica Stamina, essendo particolarmente avanzata ed innovativa, prevede sempre la fase di espansione controllata della popolazione cellulare e questo indipendentemente dalla patologia sulla quale vengono applicate. Ogni linea cellulare viene accuratamente controllata più volte ed analizzata sia in termini di sterilità, sia in termini di caratterizzazione, sia in termini di telomerasi (ovvero non tumorogenicità).
  3. Infusioni. Anche le infusioni, per maggiore sicurezza, avvengono in sala operatoria. In particolare è necessario, in tutte le patologie, procedere con una infusione endovena che avviene tramite flebo dotata di filtro per trapianti e di una infusione spinale (rachicentesi) che non richiede anestesia generale. Nelle patologie oculari è richiesta una iniezione intravitreale o eventualmente retrobulbare. Il paziente dopo la rachicentesi può essere trattenuto per 24 ore al fine di escludere eventuali, seppur rarissime, infezioni. In ogni caso, dopo una iniezione spinale, il paziente deve rimanere sdraiato per almeno 8 ore.
  4. Esami: vengono fatti tutti gli esami e le analisi di routine previste dal protocollo specifico della patologia (visite neurologiche, tac, risonanza, spect, ecografia…).

Con un carotaggio osseo si può procedere a circa 5 cicli di infusione (spinale ed endovena) o a 10 cicli endovena. Su alcune patologie particolarmente aggressive può essere necessario procedere ad un secondo carotaggio per dare luogo ad un nuovo gruppo di 5 cicli di infusioni. Non è necessario procedere ad analisi di compatibilità tra donatore e ricevente.

In genere il costo della produzione cellulare si individua tra i 5.000 e gli 8.000 Euro a paziente, mentre la parte clinica si limita ad azioni prevalentemente di tipo ambulatoriale che richiedono al massimo 5 ricoveri di una notte per ogni paziente nell’arco di un anno (qualora si faccia l’iniezione endorachidea).

Ad oggi, tutte le operazioni descritte sopra vengono effettuate, con rigorosi controlli, presso gli Spedali Civili di Brescia (gli esami – punto 5 – possono essere effettuati anche in altre strutture).

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