Novità Trial Sla Melazzini Informati Bene

Siamo anche noi affetti da Sla, è nostro dovere  come Associazione informare correttamente e chiarire situazioni che spesso appaiono poco chiare, per questo abbiamo deciso di parlarvi di una vicenda che da anni alimenta tensioni tra malati gravissimi di Sla.

Tutto nasce attorno alla vita di Mario Melazzini, Medico Ematologo Lombardo, al quale nel 2003 venne diagnosticata la Sla con insorgenza agli arti inferiori.

Nonostante l’iniziale decorso della malattia, Melazzini in questi anni ha ricoperto il ruolo di Presidente per AISLA ONLUS, inoltre è entrato nel mondo della politica regionale, ricoprendo più volte il ruolo di assessore.

Ha scritto diversi libri, in uno di questi “Un medico, un malato, un uomo” del 2007, con prefazione dell’allora ministro della salute Livia Turco, l’autore parla, nella duplice veste di medico e malato, della sua ricerca sulla SLA e di come lui abbia individuato una possibile strategia terapeutica a tale malattia, attraverso l’autotrapianto di cellule staminali.

Infatti fin dalla diagnosi iniziò a studiare questa malattia fino ad arrivare ad una ipotesi di terapia, concentrandosi sull’ipotesi del coinvolgimento del sistema immunologico nello scatenamento della malattia.

Melazzini è partito dall’ipotesi, secondo cui una disregolazione del sistema immunitario e un processo infiammatorio contribuiscono a scatenare la Sla. Ha quindi utilizzato un chemioterapico, la ciclofosfamide, usato anche per malattie autoimmuni come l’artrite reumotoide, e il G-CSF, il fattore di crescita granulocitario, la cui presenza dei suoi recettori specifici è stata dimostrata anche a livello di sistema nervoso, supportato dalla reinfusione di cellule staminali emopoietiche autologhe. In poche parole, la reinfusione delle cellule staminali emopoietiche sembra comportare la liberazione di fattori neuroprotettivi che potrebbero condizionare l’evoluzione della Sla.

Nel 2011, sull’Avvenire Melazzini ha confermato quanto scritto nel 2007, ha sperimentato su di Sè questa terapia  avendo invertito il decorso della malattia, confermato dalle analisi.

Inoltre ha dichiarato:ho iniziato quando la mia malattia era in caduta libera e io stavo sempre peggio. La procedura è molto pesante, sono stato malissimo, sia fisicamente sia psicologicamente. Dopo circa un mese ho notato che il mio respiro era meno pesante, soprattutto quando parlavo, ma temevo fosse solo un effetto placebo. Dopo qualche settimana, però, la mia impressione fu confermata anche dagli esami. Poi, a distanza di otto mesi, la mia mano destra ha ripreso più forza. non posso sostenere con certezza che i miglioramenti riscontrati in me siano conseguenza della terapia, occorre prima che tale risultato si ripeta su altri pazienti. Fatto sta, però, che il peggioramento in caduta libera si è arrestato. È solo una speranza, sia chiaro, ma va perseguita. Sta di fatto che ora la comunità scientifica proverà queste procedure.

Tant’è che nel 2011 l’Istituto superiore di Sanità ha approvato la sperimentazione su due pazienti.  Centro proponente è il NeMo di Niguarda, centro coordinatore la Clinica neurologica universitaria del San Martino di Genova.  Infine si dichiara che i dati della sperimentazione sono stati successivamente trasmessi all’Iss dal quale si è in attesa di sapere se è possibile procedere su altri pazienti. Il protocollo è di fase 1/2 mirato a valutare la sicurezza/efficacia del metodo.

A questo punto abbiamo decidiamo di chiedere al NeMo, dopo 4 anni a che punto è la sperimentazione, ecco quanto ci hanno dichiarato:

Entro novembre 2015 avverrà l’inizio del reclutamento di 28 persone, nei centri di Milano (San Raffaele) Milano (Nemo) Genova e Firenze, si prevede una durata di  12 mesi, con criteri di reclutamento molto limitati, ovvero malattia da non più di 18 mesi, età massima sessant’anni e capacità vitale non più bassa dell’80% .

Continueremo ad Informarvi.

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