“Salve, mi chiamo Donato Grande, ho 24 anni, vivo a Trani (BT) e dalla nascita sono affetto da una malattia rara neurodegenerativa, l’atrofia muscolare spinale di tipo 2, in pratica colpisce tutti i muscoli volontari e li rende sempre più deboli, da sempre vivo su una carrozzina elettrica e sono completamente non autosufficiente, a Trani(BT) la stazione ferroviaria di Trenitalia non è accessibile alle persone in carrozzina, in pratica Trenitalia NON offre il servizio di assistenza per la salita e discesa dal treno(senza un motivo logico), in più la stazione non ha un ascensore o servoscala, che mi consente di scendere con la carrozzina dal sottopassaggio, per poter raggiungere il secondo e terzo binario, che sono quelli dove arrivano i treni. In questo modo mi è completamente violato il mio e di tutte le persone come me che sono carrozzina, il diritto alla mobilità, sancito da diverse norme europee (convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità) e leggi nazionali(ad es. la L. 104/92) e regionali. Ogni 6 mesi per motivi di salute mi reco a Bologna in cui vengo seguito in un centro all’avanguardia sulla mia patologia e ogni 6 mesi, si presenta il problema di come arrivarci ,in quanto da Trani, come già detto, un disabile non può muoversi col treno. Tutto questo nonostante Trani sia capoluogo di Provincia (BT) e ci siano 56 mila abitanti, con tantissimi diversamente abili che vivono il mio stesso grave problema.”
“Mi chiamo Gianluca Falanga ho 24 anni vivo a Suzzara provincia di Mantova sono affetto da spina bifida dalla nascita e anche io non riesco a prendere il treno per mancanza di un carrello elevatore e all’interno del treno non c’è lo spazio necessario per permettere alle persone in carrozzina di accedere alla carrozza la stazione coinvolta e il tratto Suzzara-Mantova.”
Parliamo di una condizione di illegalità diffusa e di vera e propria flagranza di reato nei confronti delle persone disabili a causa dell’inesistenza in tutti Comuni italiani dei Piani per la Eliminazione delle Barriere Architettoniche, pur previsti dalla legge. la massiccia presenza di barriere architettoniche in tutte le nostre città che impedisce la loro mobilità, vanificano così il diritto all’accessibilità sociale secondo il principio delle pari opportunità con le altre persone. Principio cui è finalizzata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, in vigore in Italia dal 2009, che sancisce il diritto per le persone con disabilità alla vita indipendente ed all’inclusione sociale. Inoltre la stessa Convenzione ridefinendo, secondo la risoluzione del 2001 dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il concetto stesso di disabilità in forma dinamica, come una inscindibile relazione tra le menomazioni soggettive della persona con disabilità ed i contesti sociali dove risiede, rende il tema dell’ inaccessibilità / accessibilità delle strutture cittadine un elemento che condiziona in modo determinante il grado della disabilità. I sindaci avrebbero dovuto essere i principali obbligati, unitamente alle Provincie, Regioni e le Amministrazioni centrali dello Stato all’adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche di rispettiva competenza, i così detti “PEBA”; in base alla legge del 1986, la n 41 art. 32, commi 21 e 22, come integrata dall’art. 24, comma 9 della L. 104/92 – che, a tutt’oggi, dopo 27 anni i Comuni non hanno adottato i PEBA, al pari degli altri soggetti pubblici obbligati. Insomma, quella dei PEBA sembra realmente essere un’altra storia “molto italiana”, dove una Legge dello Stato può essere tranquillamente ignorata dalla maggior parte di coloro che avrebbero dovuto applicarla già da più di venticinque anni.
Ecco perché Cittadini e Associazioni possono e devono fare la propria parte, per tentare di smuovere questa situazione ormai assai grottesca.
Sosteniamo le petizioni on line di Gianluca Falanga e Donato Grande




